V. 31 (2025) Fascicolo corrente
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Articoli
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La tentazione della novella in Bernardo e Torquato Tasso: i casi dell’Amadigi e del Rinaldo
1-17Views:219Il saggio indaga il ricorso alla forma novellistica nei poemi successivi ad Ariosto, concentrandosi in particolare sull’Amadigi di Bernardo Tasso e sul Rinaldo di Torquato Tasso. Attraverso l’analisi di alcuni episodi, si mostra come il primo accolga apertamente l’esperimento narrativo inaugurato da Boiardo e Ariosto, mentre il secondo giunga a soluzioni di compromesso, privilegiando la tecnica del racconto intercalato e alludendo, talora, alle novelle dell’Inamoramento e del Furioso.
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Narrazione della crisi e legittimazione dell’uso della legislazione d’emergenza: il reato politico come premessa dello Stato autoritario
18-29Views:187Durante l’età liberale, dal periodo dell’unificazione fino all’ascesa del fascismo, numerosi governi sperimentarono l’adozione di legislazioni d’emergenza al fine di controllare l’ordine pubblico o reprimere la mobilitazione di gruppi politici avversi. Con l’approvazione del nuovo codice penale, i reati politici continuarono a rappresentare un’infrazione giuridicamente poco definita. Di conseguenza, Crispi e Di Rudinì ricorsero in due occasioni distinte allo stato d’assedio per condannare qualsiasi tentativo di diffusione di valori e principi contrari ai fondamenti costituzionali dell’antico Statuto Albertino.
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Immagini di salvezza: retorica ed emozione nella predicazione missionaria gesuitica
30-49Views:205Il presente saggio esamina il manoscritto Opp. Nn. 211 dell’Archivum Romanum Societatis Iesu, attribuito ad Antonio Baldinucci (1665-1717), come caso esemplare della predicazione missionaria gesuitica tra Sei e Settecento. I tredici “ragionamenti” in esso contenuti riflettono la tradizione ignaziana degli esercizi spirituali e la dottrina tridentina sulla penitenza, ma soprattutto evidenziano una strategia omiletica centrata sulla mozione degli affetti. L’analisi retorico-stilistica mette in luce l’uso sistematico di citazioni bibliche e patristiche, di similitudini tratte dall’esperienza quotidiana, di exempla e immagini vivide, nonché di figure come ipotiposi, apostrofe e dialogismo, volte a intensificare la dimensione drammatica e performativa della predica. Concepite per l’oralità e non per la stampa, queste prediche mostrano come la retorica gesuitica selezionasse consapevolmente tecniche di forte impatto emotivo, adattandole a un pubblico rurale e incolto secondo il principio dell’accommodatio. Lungi dall’essere discorsi improvvisati, i “ragionamenti” del manoscritto rivelano una cultura retorica solida e mirata, che faceva della visualità e dell’emozione i cardini della persuasione missionaria.
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Prospettive e discussioni
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Perché la socialdemocrazia italiana va reinterpretata oltre i luoghi comuni del dopoguerra
52-68Views:60Il presente contributo recensisce il volume di Michele Donno, Sulle tracce della Socialdemocrazia. L'altra storia dei socialisti italiani 1925-1964, che offre una rilettura controcorrente del ruolo del socialismo democratico nei primi decenni della Repubblica Italiana. L'autore sfida la consolidata "damnatio memoriae" che ha storicamente bollato la scissione di Palazzo Barberini del 1947 come un tradimento opportunistico, proponendola invece come un lucido tentativo di riallineare il socialismo italiano agli standard democratici ed europei, in netta opposizione all'anomala alleanza del PSI con il PCI e l'Unione Sovietica. Attraverso una ricognizione che unisce storia politica e analisi delle politiche pubbliche (come la gestione del Piano Marshall), il libro evidenzia la funzione di "cerniera" e di garanzia democratica esercitata dal partito di Giuseppe Saragat (PSLI/PSDI). Tale forza minoritaria risultò decisiva sia per il saldo ancoraggio dell'Italia al blocco occidentale nel 1948, sia come incubatore politico del primo centro-sinistra organico nei primi anni Sessanta. Pur rivendicando la lungimiranza delle scelte atlantiste, europeiste e riformiste dei socialdemocratici, lo studio non ne nasconde le vulnerabilità strutturali: la cronica mancanza di risorse economiche, l'incapacità di radicarsi come partito di massa e il progressivo declino caratterizzato da derive clientelari. In conclusione, l'opera restituisce dignità a una cultura politica autonoma, invitando a ripensare le dinamiche di stabilizzazione e modernizzazione dell'Italia postbellica oltre i tradizionali schematismi ideologici.