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  • Dizionari, sinonimia e marche d’uso
    108-122
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    292

    La straordinaria ricchezza della lingua italiana non sempre viene adeguatamente valorizzata dai dizionari. Nell’epoca della digitalizzazione del dizionario continuano a sopravvivere procedimenti definitori che andrebbero ormai messi al bando. I participi presenti o passati che abbiano anche funzione di aggettivo (per es. nascente) sono talvolta definiti con la formula «Nei significati del verbo». I nomi deaggettivali indicanti qualità, condizione o stato (per es. ordinarietà) sono spesso definiti con la formula “l’essere + aggettivo di base (ordinario)”. Queste definizioni, la cui valenza informativa è pressoché nulla, non rendono certo un buon servizio al lettore. Del tutto diversa è l’impostazione di un dizionario dei sinonimi, che deve cercare di orientare il lettore nel dedalo delle possibili alternative lessicali con l’intento di aiutarlo a trovare i termini più adatti per esprimere le diverse sfumature di uno stesso concetto. La ricerca delle equivalenze semantiche diventa in tal modo una scoperta delle differenze, più o meno rilevanti, che esistono tra una parola e l’altra. Di essenziale importanza a tale riguardo è la funzione delle marche d’uso: la distinzione tra parole fondamentali, parole di alto uso, parole di alta disponibilità e parole comuni, utilissima in molti ambiti, non è di grande aiuto per uno scrivente interessato a informazioni di carattere stilistico. La classificazione per fasce di frequenza non ci avverte per es. che volto è di registro più elevato rispetto a faccia, autovettura è di registro più formale rispetto a macchina, cinematografo nel senso di ‘sala cinematografica’ è antiquato rispetto a cinema.

  • «In piedi, guardando dal finestrino». Memoria, parola, corpo nell’immaginario ferroviario di Leonardo Sciascia
    73-84
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    53

    Immagine dirompente e ricorrente nel romanzo e nella novellistica italiani, a partire da metà Ottocento, il treno assume, nell’opera di Leonardo Sciascia, una funzione peculiare, non esclusivamente tematica. Legato al ricordo indelebile del primo viaggio della sua infanzia, il treno diventa presto, per lo scrittore di Racalmuto, un topos a cui fare ricorso per la rappresentazione di alcuni dei motivi letterari a lui più cari: l’esercizio della memoria, il potere della parola, la gioia dei corpi. Attraverso i riscontri testuali ritenuti più significativi, il contributo intende offrire una rappresentativa esemplificazione delle argomentazioni proposte.

  • L'ultima madre: da L’accabadora (2015) di Enrico Pau a Miele di Valeria Golino (2013)
    85-95
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    Abstract: L'accabadora, is a Sardinian term deriving from the Spanish word 'acabar' which means to finish or complete. It refers to a female figure in Sardinian popular tradition, 'the last mother', an angel of mercy who assists the terminally ill in leaving the world. In this paper I explore variations of this female figure in two contemporary films. Enrico Pau's film L'accabadora set in pre- and World War II Sardinia, revolves around a protagonist (Annetta) who is a direct descendant of this Sardinian tradition. The second film, Valerio Golino's Miele, proposes what might be considered a contemporary variant of the Sardinian folk figure. While the tabu subject of euthanasia certainly forms the backdrop to the films, what is foregrounded is the isolation and alienation of the female protagonists who carry out care-giving roles tied to death. Torn between the conviction that the tasks they perform as “last mothers” console or provide final moments of serenity to the dying and an intangible discomfort with their execution of the task, they remain seemingly haunted by their roles, exhibiting an unease that arises from societal discomfort with administering death and a profession that requires that they direct their care to the dying rather than to the living. The representation of the films’ protagonists, their framing and the construction of the journeys they undertake, turn both films into narratives of self-discovery, motivated by encounters with others and otherness, and visually configured by the physical mobility across transformed geo-political landscapes that is central to the films.