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  • Tra descrizione e rievocazione: fantasticherie di un ritorno al Sud nelle novelle di Giovanni Verga
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    Nelle sue opere, Giovanni Verga non descrive la Sicilia attraverso un'accurata descrizione della realtà, ma attraverso una rappresentazione mentale della stessa dalla lontana città di Milano, dove vive. Oltre i confini della Sicilia, la modernità divora personaggi, il cui destino non è descritto da Verga. È l'unico autorizzato a muoversi in questo spazio “di là del mare”, dal quale osserva “dall'altro lato del cannocchiale” le“ larve" che vivono nell'isola. Lo scopo di questo articolo è mostrare come Fantasticheria, I dintorni di Milano, Di là del mare e Passato! hanno come terreno comune un processo di ricreazione della Sicilia come luogo legato a un passato che non tornerà mai più, per questo l'isola viene descritta da una prospettiva idealizzata e nostalgica. La modernità è infatti una condizione irreversibile come la morte, che, in Passato !, appare come una spietata conclusione di questo processo di ricostruzione.

  • I “fatti di Bronte” (1860) e un “monumento” del realismo letterario: Libertà di Giovanni Verga
    60-72
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    La novella Libertà di Giovanni Verga è stata spesso letta come fonte storica, e ne sono state notate, anche acutamente, con l'autorevolezza di Leonardo Sciascia, le presunte alterazioni degli eventi storici del 1860, la sanguinosa rivolta nel paese di Bronte, sull'Etna, e la repressione operata dai garibaldini guidati da Nino Bixio (i "fatti di Bronte"). Si propone qui una interpretazione della novella come "monumento" letterario, e non come "documento", rilevandone la tensione immanente verso un "contenuto di verità" a cui aspira il realismo verghiano, con la sua delega narrativa, la rinuncia al giudizio autoriale, la molteplicità di punti di vista, l'attrito che ne deriva dal loro accostamento nella narrazione anche rispetto alle prospettive dei lettori, chiamati necessariamente ad una assunzione di responsabilità.

  • «Chiudendosi in corpo i propri guai»: il “codice della chiusura” nel Mastro-don Gesualdo
    47-59
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    Nel Mastro-don Gesualdo il corpo e la gestualità si offrono come mezzo privilegiato dalla scrittura verghiana per consentire lo «svelamento» dell’interiorità dei personaggi al lettore. Il contributo proposto intende illustrare come i personaggi del romanzo, in modo coerente rispetto ai processi sociali che Verga intende rappresentare, vivano una forma di chiusura alla comunicazione che assume la sua rappresentazione più «esatta» nel silenzio e, nel corpo, nella posa delle spalle voltate.

  • La novella Libertà di Verga e la demitizzazione della retorica risorgimentale
    30-38
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    Giovanni Verga’s tale Libertà has often been object of multifaceted – and frequently discording –critical interpretations, being the most common readings those of who saw in it a clear bias for the Italian Risorgimento (despite its violent development), and those who read it as an expression of resilient skepticism by the author towards the same historic event. Leonardo Sciascia, for example, uses the term “mystification” to describe Verga’s attitude towards Bronte’s insurrection, at a time – 1860 – when Garibaldi was carrying out his well-known Expedition of the Thousand.

    The essay goes through all the noteworthy moments of this critical tradition, eventually deducting that it is by no means possible to draw firm assertions about Verga’s political ideology with the sole literary work as a point of reference. It argues instead that the author’s literary eminence must be seen in his outstanding ability to raise such a vast array of multilayered interpretations in the readers.