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  • «In piedi, guardando dal finestrino». Memoria, parola, corpo nell’immaginario ferroviario di Leonardo Sciascia
    73-84
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    Immagine dirompente e ricorrente nel romanzo e nella novellistica italiani, a partire da metà Ottocento, il treno assume, nell’opera di Leonardo Sciascia, una funzione peculiare, non esclusivamente tematica. Legato al ricordo indelebile del primo viaggio della sua infanzia, il treno diventa presto, per lo scrittore di Racalmuto, un topos a cui fare ricorso per la rappresentazione di alcuni dei motivi letterari a lui più cari: l’esercizio della memoria, il potere della parola, la gioia dei corpi. Attraverso i riscontri testuali ritenuti più significativi, il contributo intende offrire una rappresentativa esemplificazione delle argomentazioni proposte.

  • I “fatti di Bronte” (1860) e un “monumento” del realismo letterario: Libertà di Giovanni Verga
    60-72
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    La novella Libertà di Giovanni Verga è stata spesso letta come fonte storica, e ne sono state notate, anche acutamente, con l'autorevolezza di Leonardo Sciascia, le presunte alterazioni degli eventi storici del 1860, la sanguinosa rivolta nel paese di Bronte, sull'Etna, e la repressione operata dai garibaldini guidati da Nino Bixio (i "fatti di Bronte"). Si propone qui una interpretazione della novella come "monumento" letterario, e non come "documento", rilevandone la tensione immanente verso un "contenuto di verità" a cui aspira il realismo verghiano, con la sua delega narrativa, la rinuncia al giudizio autoriale, la molteplicità di punti di vista, l'attrito che ne deriva dal loro accostamento nella narrazione anche rispetto alle prospettive dei lettori, chiamati necessariamente ad una assunzione di responsabilità.

  • La novella Libertà di Verga e la demitizzazione della retorica risorgimentale
    30-38
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    Giovanni Verga’s tale Libertà has often been object of multifaceted – and frequently discording –critical interpretations, being the most common readings those of who saw in it a clear bias for the Italian Risorgimento (despite its violent development), and those who read it as an expression of resilient skepticism by the author towards the same historic event. Leonardo Sciascia, for example, uses the term “mystification” to describe Verga’s attitude towards Bronte’s insurrection, at a time – 1860 – when Garibaldi was carrying out his well-known Expedition of the Thousand.

    The essay goes through all the noteworthy moments of this critical tradition, eventually deducting that it is by no means possible to draw firm assertions about Verga’s political ideology with the sole literary work as a point of reference. It argues instead that the author’s literary eminence must be seen in his outstanding ability to raise such a vast array of multilayered interpretations in the readers.